«Essere “vicini alla tua salute“ non è solo questione di geografia»
Quattro domande a Benjamin Mühlemann, presidente di ospita.
Circa un anno fa lei è diventato presidente di ospita. Perché ha deciso di impegnarsi a favore delle aziende sanitarie private?
Perché svolgono una funzione centrale nell’assistenza sanitaria, ma spesso passano inosservate o vengono percepite, a torto, come realtà esclusive. Eppure le strutture dei nostri associati sono i luoghi in cui nascono i nostri figli, si cura una frattura alla gamba o si seguono terapie riabilitative. Per me è fondamentale che il contributo delle strutture private sia riconosciuto più chiaramente dall’opinione pubblica e che la loro prospettiva trovi sempre maggiore spazio nel dibattito sulla politica sanitaria.
A Glarona, durante la sua esperienza nel Governo cantonale, lei ha diretto il Dipartimento delle finanze e della sanità. Un ruolo che potrebbe far pensare a una certa vicinanza agli ospedali pubblici.
In realtà, anche allora il mio obiettivo era lo stesso di oggi: ottimizzare la relazione tra l‘assistenza sanitaria privata e quella pubblica, due realtà che – a mio avviso – non sono affatto opposte. È anche per questo che mi piace parlare di «sistema sanitario duale». Chi conosce questo settore sa bene che le aziende sanitarie private si assumono parecchie responsabilità e devono quindi essere coinvolte nella ricerca delle soluzioni.
Con la campagna «Vicini alla tua salute», ospita si presenta al pubblico in una veste rinnovata. Perché proprio ora?
Perché si discute molto di costi, strutture o rapporti di proprietà senza considerare chi veramente fornisce assistenza alle e ai pazienti. Con il motto «Vicini alla tua salute» vogliamo concentrare l’attenzione sulla quotidianità: sui luoghi in cui le persone vengono curate, sui gruppi di professionisti che forniscono assistenza e sui percorsi che i pazienti effettivamente compiono per mantenersi in salute.
Essere «vicini alla tua salute», infatti, non è solo questione di geografia ed è molto di più che uno slogan. È l’espressione di un servizio di presa a carico personalizzato che si basa su responsabilità chiare e processi decisionali rapidi. Molte aziende sanitarie private sono radicate a livello regionale, collaborano con i medici convenzionati e spesso accompagnano i pazienti per lunghi periodi di tempo. Questa vicinanza è garantita dall’organizzazione e non dal tipo di proprietà.
Parlando di politica sanitaria, quale tema la sta impegnando di più in questo 2026?
L’ambulatorializzazione, che mira a offrire un numero crescente di prestazioni senza degenza del paziente. È un processo molto richiesto dalla politica, ma può funzionare solo se tariffe e finanziamenti sono adeguati. Per questo mi impegno soprattutto a definire modalità che eliminino gli incentivi sbagliati e garantiscano un’assistenza medica non solo sensata, ma anche sostenibile dal punto di vista economico.